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AccessiWeb: il web accessibile e inclusivo

09/02/2026

Accessibilità, person first e identity first: che legami ci sono

Accessibilità, person first e identity first: che legami ci sono

Accessibilità, person first e identity first.Le parole che scegliamo non sono semplici etichette, ma strumenti con cui costruiamo la realtà. Il dibattito sulla terminologia più appropriata per riferirsi alle persone con disabilità è molto acceso. La domanda fondamentale riguarda l'enfasi da porre, è più corretto concentrarsi sulla "persona" o sulla sua "identità"? Se ti occupi di comunicazione, gestisci un sito web o semplicemente vuoi essere un cittadino digitale consapevole, comprendere la differenza tra person-first e identity-first è il primo passo per abbattere barriere invisibili ma profondamente radicate. In questo articolo esploreremo queste due correnti, cercando di capire quale sia la più corretta e come applicarle nel quotidiano.

Accessibilità e linguaggio inclusivo: cos'è e come abbatte le discriminazioni

Il linguaggio inclusivo non è una moda passeggera o un esercizio di "politicamente corretto". È un atto di civiltà. Significa scegliere espressioni che non escludano, non offendano e non vanno a stereotipare nessuno, riconoscendo la dignità di ogni individuo. Nel contesto della disabilità, il linguaggio è stato per secoli carico di pietismo ("poverino", "affetto da") o di eroismo ("guerriero", "speciale"). Entrambi questi approcci sono discriminatori perché tendono a sminuire la persona, trasformandola in un oggetto di compassione o in un simbolo di ispirazione. Utilizzare un linguaggio inclusivo significa spostare il focus dal limite alle caratteristiche della persona.

Questo approccio combatte la discriminazione perché: 

- Riduce lo stigma: smette di definire una persona esclusivamente per la sua patologia

- Promuove l'autonomia: restituisce potere comunicativo a chi spesso viene descritto solo da sguardi esterni

- Normalizza la diversità: trasforma la disabilità in una delle tante sfaccettature dell'esperienza umana, proprio come il colore degli occhi o il talento musicale

Accessibilità: che cosa significa person first?

Il linguaggio Person-first (la persona prima di tutto) è l’approccio più diffuso a livello istituzionale e internazionale. È lo standard adottato, ad esempio, dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Utilizzando l’espressione person first, non si dirà più “persona disabile”, ma si dirà “persona con disabilità”; non si dirà “persona autistica” ma “persona con autismo”; non si dir à “persona dislessica” ma “persona con dislessia”, e così via. L'idea cardine è quella di considerare la disabilità come un attributo, qualcosa che la persona ha e non qualcosa che la persona è.

Utilizzando questa formula, si sottolinea che l'individuo è un essere umano completo, con sogni, passioni e diritti, e che la disabilità è solo una delle sue tante caratteristiche, come il colore dei capelli o la provenienza geografica. Questo modello nasce per spostare l'attenzione dalla diagnosi all'individuo, garantendo che l'essere umano non venga mai oscurato dalla sua specifica disabilità. Serve a ricordare che la patologia non deve mai definire l'intera identità del soggetto. È un modo per dire vedo prima l'uomo o la donna, poi la sua condizione specifica. Molte associazioni di familiari e professionisti del settore sostengono questo modello perché protegge la dignità individuale, evitando che una diagnosi clinica diventi un "marchio" sociale che oscura tutto il resto.

Che cosa significa identity first?

Dall'altra parte del dibattito, troviamo il linguaggio Identity-first (l'identità prima di tutto). Sebbene possa sembrare meno "delicato" a un osservatore esterno, è un approccio rivendicato con forza e orgoglio da molte comunità, in particolare da quelle legate alla neurodivergenza e alla cultura sorda. In questo caso, la disabilità diventa un aggettivo che definisce l’identità in modo diretto. Ad esempio "persona disabile", "persona autistica", "persona sorda". Secondo questa visione, la disabilità non è un accessorio separabile o un "peso" che ci si porta dietro, ma una parte integrante del proprio modo di stare al mondo, di percepire la realtà e di elaborare le informazioni.

Molte persone autistiche, ad esempio, sostengono che l’autismo non sia un’aggiunta alla loro personalità, ma il "sistema operativo" su cui si basa tutto il loro essere. Cercare di separare la persona dalla sua condizione, con il person-first, viene percepito da queste comunità come un modo sottile per suggerire che la disabilità sia qualcosa di intrinsecamente negativo da cui prendere le distanze. 

Accessibilità: rivendicare di essere una persona disabile assume un valore profondo

Di solito è la società a "rendere disabile" l'individuo a causa della mancanza di accessibilità. In questa prospettiva, la disabilità non è vista come un problema medico individuale, ma come una questione sociale e politica che nasce quando l'ambiente (strutture, servizi, ecc.) non è adatto alle esigenze di una persona ed è carente, quindi, in termini di accessibilità. Dire "sono disabile" significa denunciare che è il mondo a dover cambiare, non la persona a dover essere "guarita".

Scegliere tra person-first e identity-first non ha una risposta univoca e universale. La regola d'oro è sempre la stessa, rispettare la preferenza individuale della persona con cui stiamo parlando. Tuttavia, l'inclusività e/o l'accessibilità non possono fermarsi alle parole. Possiamo utilizzare i termini più corretti del mondo, ma se il nostro sito web non è navigabile da chi usa uno screen reader, o se le nostre immagini non hanno un testo alternativo, non stiamo rispettando l'accessibilità. 

L'inclusività reale è un ecosistema composto da:

- Linguaggio consapevole: scrivere contenuti chiari e rispettosi

- Accessibilità tecnica: garantire che il codice del sito segua le linee guida WCAG 2.1 

- User Experience (UX) inclusiva: progettare percorsi che tengano conto di diverse abilità cognitive e motorie

Un sito web che parla di inclusione e accessibilitàma che è tecnicamente inaccessibile è come un libro sull'uguaglianza scritto in un codice segreto, un controsenso che allontana proprio le persone che vorrebbe accogliere.

Il ruolo di Accessiweb

Navigare tra le sfumature del linguaggio e le rigide normative tecniche dell'accessibilità può sembrare complesso. È qui che entra in gioco AccessiWeb, la startup tutta italiana che affronta l'accessibilità a 360 gradi. Noi crediamo che il web debba essere un luogo accogliente per tutti, senza eccezioni. Non ci limitiamo a fornirti gli strumenti tecnologici, ma ti accompagniamo in un percorso di consapevolezza. Che tu debba redigere una Dichiarazione di Accessibilità o che voglia implementare un widget che permetta agli utenti di personalizzare la propria navigazione (cambiando font per la dislessia o regolando i contrasti per l'ipovisione), saremo il tuo partner strategico per l'accessibilità. 

L'accessibilità non è solo un obbligo di legge entrato in vigore nel 2025, ma la dimostrazione che la tua azienda dà valore alle persone, indipendentemente da come scelgono di definire la propria identità. Non aspettare che le barriere digitali fermino i tuoi utenti. Contatta oggi AccessiWeb per una consulenza gratuita o per scoprire come il nostro widget può migliorare l'esperienza dei tuoi visitatori. 

Insieme, rendiamo il web un posto migliore, parola dopo parola, pixel dopo pixel.

(fonte immagine: Freepik) 

(articolo di Elena Marù e Angelo Dino Surano) 


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